Martedì 23 giugno 2020

 

 

PARMA: PROCESSO PESCI

 

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime indignazione per i contenuti dell’articolo pubblicato da Parma Press 24

 

 

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime indignazione per i contenuti dell’articolo Processo Pesci – e la  foto della vittima dopo la presunta violenza e i messaggi con l’imprenditore - pubblicato il 22 giugno su Parma Press 24 e firmato dalla direttrice responsabile Francesca Devincenzi. La libertà e il diritto di cronaca così come la presunzione di innocenza di un imputato non possono costituire un alibi o un lasciapassare per ferire e umiliare ancora una volta le donne che denunciano violenza esponendo l’immagine dei loro corpi e le ferite causate dalla violenza. Il Codice deontologico dei giornalisti dice che “Salva l’essenzialità dell’informazione, il giornalista non fornisce notizie o pubblica immagini o fotografie di soggetti coinvolti in fatti di cronaca lesive della dignità della persona, né si sofferma su dettagli di violenza, a meno che ravvisi la rilevanza sociale della notizia o dell’immagine. Ci chiediamo quale sia la rilevanza sociale dell’immagine. 

Quello che ha fatto il quotidiano Parma Press 24 è una vera e propria gogna mediatica e poco importa che la vittima non sia riconoscibile o che non sia stato pubblicato il nome e cognome perché lei stessa si riconosce. Questa è una comunicazione che ri-vittimizza una donna che ha denunciato stupri e sevizie e che a distanza di un anno vede esposto allo sguardo di chiunque il proprio corpo senza il suo consenso. Nell’articolo inoltre si fa un vero e proprio processo alla vittima, compatita e screditata nello stesso tempo per aver avuto una vita difficile e si estrapola manipolativamente dal contesto processuale uno scambio su whatsapp. 

Non è la prima volta che questo quotidiano orchestra sulle proprie pagine un processo alla vittima qualificandola come “imputata morale”, scrivendo che “non sia proprio una santarellina”, rafforzando tra i lettori e le lettrici i peggiori stereotipi e pregiudizi sulle donne che denunciano violenza.  Ancora una volta sui Media si giudica una donna per comportamenti che riguardano la vita privata invece di analizzare e citare quei fatti che hanno portato ad una sentenza di condanna a 5 anni, in Corte d’appello per uno dei due imputati, Wilson Nudu Aniyem. Siamo ancora fermi alla sottocultura di Processo per Stupro e al riconoscimento della violenza solo in presenza di comprovata moralità della vittima in assenza della quale è possibile farne “carne da macello” anche sulle pagine dei giornali. 

Ci chiediamo quando in questo Paese si affermerà una cultura di rispetto delle donne che rompono il silenzio e denunciano violenza.

 

Coordinamento dei Centri antiviolenza 

dell’Emilia-Romagna 

 

• Casa delle donne per non subire violenza - Bologna 

• Sos Donna - Bologna

• Udi - Bologna

• Vivere Donna - Carpi

• SOS Donna Onlus - Faenza 

• Centro Donna Giustizia - Ferrara 

• Trama di Terre - Imola

• Demetra Donne in aiuto Onlus - Lugo 

• Casa delle donne contro la violenza - Modena 

• Centro Antiviolenza Onlus - Parma 

• La Città delle Donne - Piacenza 

• Linea Rosa Onlus - Ravenna 

• Nondasola - Reggio Emilia

• Rompi il silenzio Onlus - Rimini

 

Referente per la stampa:

 

Nadia Somma

Demetra donne in aiuto – Lugo

339.77.189.33