I FEMICIDI NON SONO TRAGEDIE ISOLATE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sull’ultimo caso di femicidio nel Parmense

Anastasia Rossi, 35 anni, è stata uccisa a Borgotaro, in provincia di Parma, dal marito, Franco Dellapina, 39 anni. Dopo aver ucciso la moglie, l’uomo si è tolto la vita. Un altro femicidio in Emilia Romagna, raccontato dai giornali con le solite espressioni di rito: “una tragedia familiare”, “una lite finita male”, “una tragedia inaspettata”.

Il sapere raccolto e diffuso dalle donne in anni di studio del fenomeno della violenza di genere all’interno dei centri antiviolenza, di raccolta dei dati e di lavoro di accoglienza ci dicono che nessun femicidio è una tragedia inattesa. Il dato costante in Italia e in Emilia Romagna è la violenza sistemica che colpisce le donne.

Parlare di una “doppia tragedia” significa disconoscere il diritto a decidere sulla propria vita della donna. In questa ennesima storia di violenza, Franco Dellapina ha deciso per la propria vita e per quella di Anastasia Rossi, a cui non è stata lasciata alcuna scelta. Questa dinamica, caratteristica dei femicidi e della violenza sulle donne, è il prodotto di una cultura discriminante, che definisce le donne in funzione dei desideri e delle emozioni degli uomini.

Se si osservano in un'ottica di genere, la cultura e la società italiana risultano intrise di stereotipi, che alimentano questa violenza riproducendo l’immagine delle donne come oggetti a disposizione dello sguardo e del piacere maschile. Ancora oggi, in Italia, le relazioni possessive vengono romanticizzate, e troppo spesso si parla di “raptus emotivo” o di “liti finite male”.

 

Per questo salutiamo con sollievo la decisione della Corte di assise di appello di Bologna nel nuovo processo di secondo grado sul femicidio di Olga Matei. Una sentenza che disconosce le attenuanti generiche per “soverchiante tempesta emotiva” che appena due anni fa avevano portano a una riduzione della pena da 30 a 16 anni per l’assassino di Olga Matei.

La violenza sulla donne è sistemica, ed è lo specchio della grave asimmetria che ancora oggi regola il rapporto tra i generi. Per questo è fondamentale che si parli di violenza sulle donne in questi termini, abbandonando la narrazione di ogni violenza come un caso isolato o una “tragedia inaspettata”. Solo così sarà possibile produrre il cambiamento culturale e sociale necessario a superare la violenza di genere.

Il lavoro da fare nel nostro Paese è tanto; per questo è necessario che la violenza sulle donne diventi una priorità anche a livello politico, e che il dialogo tra istituzioni e centri antiviolenza sia continuo e proficuo.

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