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                    Al senato per dire No al Ddl Pillon

Il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna aderisce all’iniziativa del 23 luglio al Senato contro il Del Pillon.

IL 23 ha ripreso in Commissione Giustizia al Senato la discussione sul Del Pillon, che intende riformare “affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.
Nella stessa giornata di martedì 23 luglio, alle ore 16:30, presso la Sala Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama, a Roma, si è tenuta una conferenza stampa organizzata da associazioni femministe, centri antiviolenza, sindacati e altre organizzazioni per chiedere un impegno concreto dei/delle parlamentari contro l’approvazione del Ddl Pillon. Fra i promotori: Differenza Donna Ong, D.i.Re - Donne in rete contro la violenza, UDI, Rebel Network, Se non ora quando? - Coordinamento nazionale comitati, Casa Internazionale delle Donne, ARCI Nazionale, ArciLesbica Roma, CGIL, UIL, UAAR Nazionale, Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

Il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna aderisce all’iniziativa e sottoscrive la lettera a tutt* i/le parlamentari in cui si chiede a coloro che si sono espressi contro il Ddl Pillon di impegnarsi ora in prima persona.

Il disegno di legge Pillon, se approvato, farebbe entrare in vigore misure inique che danneggerebbero le donne, e fra loro, in modo particolare, quelle che subiscono violenza, oltre che i bambini e le bambine.
Nonostante una petizione online su Change.Org che ha raccolto oltre 170.000 firme e le manifestazioni di piazza dello scorso 10 novembre, nonostante i richiami del Garante per l’Infanzia e di tutte le organizzazioni che lavorano a tutela dei e delle minori, il Ddl Pillon non è stato ritirato.
È necessario che anche dalla politica arrivi un impegno concreto contro un progetto oscurantista, che non solo sembra ignorare la pervasività della violenza maschile contro le donne in Italia, ma addirittura la rinforza, rendendo più difficile per le donne chiedere la separazione e uscire dalla situazione violenta.


Lunedì 11 marzo 2019



LE DONNE NON SI LASCIANO STRUMENTALIZZARE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna contro la strumentalizzazione dell’8 Marzo ad opera delle militanti di Forza Nuova

Nella notte precedente all’8 Marzo, i centri antiviolenza di Bologna, Modena e Parma, insieme ad altri centri antiviolenza in Italia, sono stati bersaglio di una provocazione delle militanti dell’associazione Evita Perón, aderente a Forza Nuova.

Con l’affissione di alcune locandine si accusano, in particolare, i centri di interessarsi solo ad alcuni casi di violenza maschile, trascurando volontariamente, per questioni ideologiche, le donne vittime di violenza da parte di uomini stranieri. 

Da quando sono nati, i centri antiviolenza hanno studiato, monitorato e analizzato il fenomeno della violenza sulle donne, ripetendo fino allo sfinimento che la violenza maschile sulle donne è un fenomeno endemico, trasversale a ogni livello culturale, sociale ed economico. Uomini di ogni età, classe sociale, provenienza geografica e appartenenza culturale agiscono violenza contro le donne perché la cultura patriarcale è radicata in contesti culturali e geografici molto lontani e diversi fra loro. 

Le donne sono oggetto di discriminazione e soprusi in tutto il mondo e la violenza di genere è diffusa purtroppo dappertutto, assumendo connotati e forme diverse, ma che vedono ugualmente le donne il genere a essere sottomesso e subordinato. Quella fra i generi è una relazione di potere che si è evoluta in modo sbilanciato e che lentamente e faticosamente è stata individuata, decostruita e contrastata dalle donne che, in ogni parte del mondo, hanno cominciato a lottare per i loro diritti.

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna rimanda quindi al mittente le accuse ricevute dal movimento Forza Nuova e rivendica con orgoglio il suo lavoro prezioso che, ormai da decenni, aiuta concretamente TUTTE le donne che subiscono violenza, indipendentemente dalla loro provenienza culturale o da quella dell’uomo autore di violenza.

I dati raccolti e diffusi dal Coordinamento in occasione dell’8 Marzo parlano chiaro: le donne provenienti da altri paesiche nel 2018 si sono rivolte ai centri antiviolenza aderenti al Coordinamento sono pari al 34,1%,le donne italianesono invece il 65,9%.Numeri che parlano da soli: in Italia la violenza sulle donne non è un problema di sicurezza legato ai flussi migratori. La maggior parte delle donne che subisce violenza non muore “per mano dell’immigrazione” ma per mano della violenza maschile agita in relazioni intime e familiari. Partner ed ex partner che non riconoscono alle donne il diritto di troncare una relazione, di vivere la relazione in maniera paritaria, di autodeterminarsi, di vivere, semplicemente.

Dichiara Angela Romanin, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna: “L’attacco provocatorio delle militanti di Forza Nuova è un fatto grave che conferma quanto forti sono oggi, nella politica, le spinte reazionarie che vogliono silenziare e ostacolare il movimento delle donne. Lo sciopero e le manifestazioni che si sono tenuti in tutta Italia in occasione dell’8 Marzo ci dicono però che sempre più donne e uomini chiedono una società più paritaria e ci incoraggiano a proseguire il nostro lavoro di contrasto alla violenza sulle donne”.

Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.

Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether.

Anche quest'anno, nella giornata dell’8 marzo, l’Associazione Centro Antiviolenza di Parma garantirà esclusivamente l’apertura della propria sede e le attività volte ad instaurare e/o fortificare la relazione diretta con le donne che si rivolgono a noi per uscire da una situazione di violenza. Saranno, invece, sospese tutte le attività collaterali di formazione, sensibilizzazione, comunicazione e partecipazione ad eventi, istituzionali e non. 

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265 le donne accolte dal Centro Antiviolenza fino al 31 ottobre 2017

Anche quest’anno, in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999 - l’Associazione Centro Antiviolenza Onlus di Parma rende pubblici i dati che la riguardano.

Al 31 ottobre 2017, sono 265 le donne accolte al Centro Antiviolenza, di cui 233 hanno subito violenza. Di queste 201 sono nuovi contatti, mentre 32 sono le donne che hanno continuato a seguire un percorso di uscita dalla violenza iniziato negli anni passati. La maggior parte delle donne (102) sono italiane; le straniere che si sono rivolte al Centro nel corso di quest’anno sono state 82. La maggior parte delle donne accolte al centro (134 donne) ha uno o più figli/e, spesso vittime di violenza anche loro. Su un totale di 249 figli/e, infatti, il 73,0% è vittima di violenza (182 figli/e).

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Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne fornendo i dati dei centri relativi al 2017 (al 31 ott.)

Negli ultimi mesi il tema della violenza contro le donne è salito nuovamente agli onori della cronaca: le molestie sessuali perpetrate da grandi personaggi del cinema internazionale hanno scandalizzato l’opinione pubblica. La scia di denunce è arrivata anche nel nostro paese, dove molte donne hanno denunciato molestie e violenze di cui avevano taciuto per paura o vergogna.

Anche quest’anno ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e una riflessione è d’obbligo: le donne continuano a subire violenze e soprusi ma aumenta il numero di coloro che decidono di parlarne apertamente e/o di denunciare, nonostante la colpevolizzazione che spesso devono subire a livello personale e mediatico.

 

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