Secondo i dati raccolti dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, si contano 4 femicidi e 4 tentati femicidi in regione nel 2016

Il movente è lo stesso che sta dietro a tanti casi di femicidio: lui non accettava il rifiuto di lei. Nel 2016 le donne non sono ancora libere di esprimere la loro volontà e dire dei ‘no’. La pratica di sfregiare la donna con l’acido si ripete come una dinamica ormai diffusa e ci ricorda che la violenza maschile non riguarda casi isolati ma è radicata profondamente nella nostra società.

 

 

In questi stessi giorni, si leggono sui giornali le agghiaccianti dichiarazioni dell’uomo che un mese fa, a Bazzano, ha avvelenato la compagna con della soda caustica con lo scopo, stando alle sue dichiarazioni, di provocarle un aborto perché il bambino sarebbe nato con delle malformazioni.

In Emilia-Romagna si contano già 4 femicidi e 4 tentati femicidi nel 2016. Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna rileva come, anche per questi recenti casi, i giornali siano incorsi in una serie di stereotipi mediatici sulla violenza di genere. Si continuano a cercare giustificazioni per la violenza maschile, a sottolineare la nazionalità di aggredita e aggressore, a parlare di “raptus di follia”.

La violenza sulle donne è un fenomeno endemico, trasversale a ogni livello culturale, sociale ed economico. È necessario quindi guardare al femicidio come a un fenomeno strutturale della nostra società, che va arginato con politiche efficaci, misure di lungo periodo e un lavoro di prevenzione sul territorio.

Per fermare questa lunga serie di aggressioni, maltrattamenti e morti, bisogna fare lo sforzo collettivo di guardare alla relazione uomo-donna con occhi diversi, decostruire il rapporto di potere che c’è alla base e smantellare le costruzioni culturali che ognuna e ognuno di noi si porta inconsciamente dentro.